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CONSERVAZIONE / CAMBIAMENTO

Luciano Canfora
Inventare la tradizione. 
Introduce Flavia Mandrelli

“Inventare la tradizione” è una delle procedure ideologiche più frequenti volte al consolidamento, e, quando possibile, alla sacralizzazione del potere. Potere di Stati e Governi, ma anche di singoli (nobili romani che pretendono di discendere da Enea o da Venere). È, di per sé, un’operazione antistorica e disinvoltamente non scientifica, anche se – apparentemente – si nutre dei frutti di indagini storiografiche molto faziose e ideologicamente orientate. Basti pensare ad escogitazioni stravaganti come l’identificazione di Saint Denis con Dionigi Areopagita che San Paolo avrebbe (secondo gli Atti degli Apostoli) convertito ad Atene e che sarebbe finito in Francia; o alla connessione recta via tra i «Romani di Romolo» e quelli «di Mussolini» durante gli anni che precedettero immediatamente le leggi razziali (settembre 1938): l’idea sottintesa era che gli italiani erano rimasti “puri” per qualche migliaia di anni. Molti intellettuali si prestarono a sostenere questa tesi aberrante. Anche il nazismo cercò di rivendicare per sé, con l’aiuto di “scienziati” e “archeologi”, una discendenza più o meno pura dei Tedeschi dagli antichi Germani. Il meccanismo retroattivo-tradizionale funziona anche per le grandi rivoluzioni: meriterà particolare attenzione il caso della ascendenza greco-romana nella ideologia della Rivoluzione francese.

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